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Architettura & Urbanistica
Omaggio al design italiano PDF Stampa E-mail
Scritto da Carlo Milic   

L’artista per sua intima essenza, è un fervente individualista, un creatore libero, spontaneo. Non si sottometterà mai volontariamente a una disciplina che gli imponga un tipo, una regola.” Henry Van de Velde (1863-1957)

Mario Bellini, Vittorio Gregotti, Ugo La Pietra, Gaetano Pesce, Renzo Piano e Paolo Portoghesi sono architetti portatori di testimonianze esemplari, utili quando si indaghi documentare l’efficacia della ricerca impegnata dal design italiano a partire dalla seconda metà del secolo scorso.

In tal senso lo spazio presente va inteso quale omaggio al loro fare, oggi pure accetto come eccellente premessa alle intenzioni determinate dalla cosiddetta “rivoluzione ecologica”.

Superate dunque le barriere costituite dalle limitazioni del materiale, mettendo alla prova la capacità di vittoria della mente sulla materia, si manifesta nell’attualità del progettare e del costruire un’espressività spesso indipendente da esigenze funzionali. Così, tanto più recalcitrante è il materiale, nel dominarlo tanto maggiore è il trionfo.

Ma il clima postmoderno esige una costante accelerazione evolutiva anche nelle proposte del design: non si parla ormai che in fase marginale dei “materiali del futuro”, là dove sobrietà tende a coniugarsi con un’innovazione accattivante. L’ecosostenibilità si ammanta così non solamente della sua “igienica”utilità, ma anche e forse soprattutto di formulazioni estetiche “attraenti”. È stato affermato allora (Philippe Starck all’”Espresso”) che l’ecologia “non deve essere punitiva”, infatti i committenti accetteranno “comportamenti virtuosi” in cambio di benefici supplementari. La libertà interpretativa sollecita dunque oggi come ieri quei punti di forza che si traducono in una cognizione che individui nella varietà stilistica adottata la pluralità d’ispirazione. Ciò non significa beninteso confondere moduli superati, quanto bensì porre in atto una rivisitazione spesso densa d’ironia degli stili del passato, definendola entro costrutti gravidi dell’apporto risolutivo offerto dalle tecnologie contemporanee.

Nel contempo l’addizione tecnologica, risolutiva nell’impiego dei materiali, ha condotto a rinnovate suggestive esigenze nel rapporto tra architettura e natura: il design sostenibile quindi ha ricercato, rendendole concrete, via via soluzioni che fossero sensibili e compatibili con l’ambiente naturale. Tornare quindi a considerare la realtà di un’architettura restituita alla sacralità della natura, ricostituendo – grazie alle risorse delle strategie tecnologiche, come alla duttilità di materiali all’avanguardia – spazi vivibili, dove organico ed inorganico si sommino per creare una dimensione abitativa, i cui valori estetici vengano permeati perfino da una diffusione vegetale, che recuperi il profilo del paesaggio, divenendo un “Landmark”.

Il problema da risolvere imporrà dunque sempre con maggior intensità l’integrazione privilegiata della “natura naturans” all’idea del “faber” dell’abitare e del costruire.
Nel progredire delle intenzioni e quindi dei progetti, il tema dell’ambientalismo però si lega anche a nuovi molteplici fattori in corrispondenza al crescere di interessi e con l’intersecarsi delle culture.

Così il “problema del bello” si amalgama a latitudini diverse in realtà politiche e sociali di regioni, nazioni, continenti, realtà al massimo dinamica e polemica. Ma il panorama degli esiti sinora resi concreti, nella variabilità di tali soluzioni, non soltanto affronta, con la tutela dell’impiego di energie rinnovabili, l’annoso problema della riduzione delle emissioni di anidride carbonica: emergono quindi idee, come ossatura e come sistema articolato, che appaiono trascendere il loro fondamento “ingegneristico”, proponendo nelle loro attuazioni un legame spesso inedito tra territori “aperti” a quello urbano, tra adesione ed invenzione.

La suggestione dei risultati nel postmoderno ( ove si accetti ancora semplicemente tale etichetta onnicomprensiva) contempla quindi in architettura da principio la rielaborazione di temi tradizionali, cogliendo oggi in tali radici storiche motivazioni per il gusto dell’esperimento. Al loro profilo autentico si sommano le pulsioni esigenti
dell’ecosostenibilità.