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“Senza Titolo” - 23,5 x 32,2 - Collage su cartone
Nasce a Udine nel 1939, vive e lavora a Milano.
Dalla fine degli anni Cinquanta si interessa di strutture plastiche e cognizioni visive in campo industriale, frequentando studi di architetti e ingegneri. In questi anni realizza anche le prime opere in alluminio.
È protagonista della vicenda dell’arte programmata e gestaltica diffusasi in Italia tra gli anni sessanta e settanta. Le superfici a tessitura vibratile realizzate da Alviani s’imposero subito all’attenzione: il trattamento dei piani in alluminio ed acciaio dava vita a strutture di immagini cangianti a seconda della rifrazione della luce. Erano la prima espressione di quella poetica del concretismo, cresciuta in Italia sulla scia dell’esperienza storica del Bauhaus e di maestri come Albers, Max Bill, Wachsmann.
La costruzione visiva, sviluppandosi secondo rapporti di geometria elementare, si fa espressione di un ideale d’ordinamento razionale della realtà anche sociale.
Questa concezione si è espressa nell’indagine sui materiali tecnologici e la loro organizzazione. Arte dunque come problema di natura conoscitiva da risolvere nella concretezza dell’ambiente.
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