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La Natura vissuta senza frontiere.
Un viaggio nel tempo, in un verde universo, nel paesaggio globale.
Spazio ... tempo.
Ieri... Oggi.
Nelle città eco-sostenibili i tetti e le facciate dei palazzi appaiono serre rigogliose.
Nelle cementificazioni si avverte il diritto di primogenitura da parte di madre natura. Già... perchè prima che l’uomo abbandonasse le caverne per le più sicure palafitte, per le case in pietra, per chiudersi nel vetro-cemento post-industriale, la Natura vivente era un bene alla portata di tutti; appagava ogni bisogno umano e spirituale.
Ecco, allora, riaperta la caccia al nuovo tesoro. Qua e là compaiono le particelle di verde, all’orizzonte si scorge il nuovo Eden cercato dall’Uomo: un dono reale o un miraggio da/per Madre Natura.
Realtà e immaginario si confondono nella nuova avventura umana.
Il “giardino” ha fissato i paletti nel divenire dei secoli. Le lussureggianti praterie hanno impresso le “orme” lasciate dall’uomo, limpidi segnali di una memoria creativa conservatrice.
Il mondo dell’arte ha dispiegato le sue vele; ha aperto le braccia alla Natura universale e lungo il tragitto storico, le nuove verdeggianti oasi non sono più un miraggio.
La Natura è stata svelata, impregnata di vitalità culturale e umana. Nell’Arte del “paesaggio”, il suo ri-vissuto ha consegnato alle generazioni successive le immagini salienti del “giardino globale”.
Nelle dismesse tratte ferroviarie appaiono nuovi giardini fioriti, con mille tappeti verdeggianti.
Dentro i palazzi i giardini sottraggono spazio al grigiore del cemento.
Disegni, dipinti, fotografie tracciano il vissuto dei popoli.
La Natura umana e creativa veste il paesaggio.
La fotografia di Angelo Paglietti tramanda la storia di Spilimbergo con ri-sorgente poesia; nell’opera di Lucia Paese la Natura viene declamata con pacato verismo, sacralità e sentimento religioso fortificano il suo ”paesaggio”.
La filosofia creativa di Mirko Filipuzzi inserisce, in piena armonia, il progetto architettonico nell’ambiente: un esplicito omaggio da/a madre natura.
La vitalità contadino-artigianale vibra nella populistica quanto paradisiaca visione di Udo Toniato, lontano dalla turbolenza “animalesca” del suo maestro Ligabue.
Le suggestioni new dadaiste statunitensi (approdate nel Nouveau Réalisme di Pierre Restany) invadono e fuoriescono dalla fantasia di Renzo Bortolussi; totem irreali rendono ricco il proprio giardino. Tutt’altro che “macchine inutili”, le sculture sono una scommessa ecologica vinta sugli scarti o il disuso della società post-industriale.
Altre “finestre” consentono la vista sulla caleidoscopica “prateria”. I moti dell’animo attraversano il paesaggio infinito; sommano nuova luce al variegato scenario iconografico-pittorico.
L’opera di Cesare Serafino è un susseguirsi di conoscenze e di rivelazioni che traghettano dal mondo rupestre alla/dalla scrittura istintiva, il giardino, traboccante di gestualità e di tragitti informali, è un cosmo surreale.
Milena Bellomo insegue il sogno della città eco-sostenibile. Nel ri-corrente tempismo esecutivo vegeta il suo germoglio al sole. Il soffio del vento si muove nella sua opera e la concretezza figurativa affiora dall’insidioso e divertito excursus creativo.
Nel paesaggio di Pietro Ronzat la “Natura” vorticosa sembra aver lasciato il posto ai singoli valori naturalistici superando, di fatto, il vasto campo di astrazione-informale.
L’opera di Antonella Ongaro segue una logica basata sull’emozione, sulla memoria e le sue scelte tematiche sono sempre il risultato di un’intima e profonda meditazione; mentre l’opera di Emidio Di Carlo è un fertile campo seminato da elementi grafico-pittorici. La vena figurativa svela un ri-corrente “vedutismo ideale” nel quale vibra una forte tensione spirituale.
Doris Luger le sue opere realizzate con diversi mezzi espressivi (pittura, grafica, fotografia, e video) sembrano completarsi a vicenda, similmente ai componenti di un vocabolario visivo che si espande costantemente. La forma appare nel paesaggio, esercita il suo governo dispotico nel sogno, torna rapsodia nel segno.
Paolo Marazzi con le sue sculture collocate nel giardino quasi per offrirle alla venerazione e all’entusiasmo per la loro bellezza cosmica in una dimensione mistica e sacrale.
….. “Le tarsie di Marazzi sono come una sorta di illustrazione del suo sentire cosmico; sono una sorta di «tavole didattiche» dell'immaginario cosmico che egli avverte così forte in sé in quanto uomo-microcosmo e che attraverso una sorta di transfert psicologico di forti risonanze ancestrali affida alla pietra…”(Giorgio di Genova)
Bluer dal 2002 inizia una serie di opere denominata “ Spazio-temporale” nelle quali il dipinto viene “ invaso “ da inclusioni di frammenti di specchi; queste sperimentazioni di forme nuove approdano a partire dal 2005 alle opere e installazioni in plexiglas, nelle quali la ricerca sulle forme e i colori si fondono a quelle sulla luce.
I tre fratelli Trevisan traggono dagli elementi paesaggistici veneti fonte delle loro ispirazione artistiche.
Il “vedutismo ideale” dalla forte vibrazione spirituale, percorre l’opera di Gianni Trevisan. Le sue acqueforti esemplificano una visione naturalistica che tiene conto dell’assetto composito spaziale in proiezione pscicologica e ambientalistica; RenatoTrevisan con i suoi colori diffusi, le pennellate leggere ci rimanda a paesaggi veneti dei quali ha saputo cogliere l’essenza e la liricità; Toni Trevisan con il disegno rapido ed immediato riesce a creare l’atmosfera veneta con intense evocazioni della natura.
La Natura è implicita in tutto l’arco dell’esistenza umana e vegetale. Il suo vissuto traspare dal/nel mondo dell’arte, con annotazioni realistiche o sollecitazioni poetiche che vanno dai graffiti delle caverne alla società contemporanea con gli studi e le intriganti interfacce elettronico-interattive di Rafael Lozano-Hemmer attraverso le quali, su scala urbana, si vuole richiamare l’attenzione sul giusto rapporto uomo-città-territorio.
Nel tempo e nello spazio il “giardino” risulta ovunque una fonte di vita. Inconfutabile espressione di Madre Natura, si presenta con accenti e forme intelligibili nel grande libro dell’arte.
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