Global Garden & Art
oltre il giardino - un giardino globale
ESU di Venezia
Abitare e vivere oltre la “casa” e il giardino PDF Stampa E-mail
Scritto da Pier Paolo Luderin   
Una delle finalità principali dell’ESU di Venezia, l’Azienda regionale per il diritto allo studio universitario, è costituita dal dare risposta al bisogno degli studenti “fuori- sede” di abitare nella città che essi hanno eletto come luogo per i propri studi. Un abitare che non è un claustruum, ma nemmeno un campus (nel senso che tale termine ha acquisito in molti contesti universitari di luogo isolato, separato dal resto della città), per quanto  queste strutture possano risultare anche piacevoli e funzionali. Nel contesto veneziano, infatti, le residenze universitarie si inseriscono nel tessuto urbano e cittadino, a volte recuperando uno spazio per un giardino, altre volte no. Esse comunque non sono mai in definitiva un hortus conclusus, ma un luogo che interagisce con gli altri di una città, fatta di calli e campielli, ma pure di canali, di laguna, di  isole, in una continua osmosi di spazi aperti e chiusi.

L’ESU di Venezia è peraltro da sempre sensibile ai problemi  che lo ”star fuori casa” comporta (come il volume e il convegno omonimi, curati dal proprio Ufficio Orientamento e Consulenza psicologica, in collaborazione con l’Ateneo Veneto, ampiamente illustrano): ossia il vivere degli studenti ospiti in una condizione pur sempre temporanea, un vivere con ricadute assai sovente positive, ma a volte pure con aspetti negativi, di sospensione rispetto ad un radicamento ai luoghi di provenienza, quando non anche  di crisi  riguardo alla propria identità. Una condizione peraltro che può essere occasione, come molto spesso avviene, di apertura all’incontro con l’altro e di arricchimento personale.

Il territorio, il paesaggio, come sappiamo, sono insieme luogo in cui si dispiega la vita, luogo della vista, dei sensi, delle relazioni, ma pure della memoria e dell’affetto. Nel giardino (nella sua accezione etimologica di luogo cinto, protetto) salvaguardiamo, in qualche misura, la dimensione intima dell’abitare, della propria casa, aprendoci contemporaneamente ad un ambiente che funge da intermediario tra lo spazio interiore dell’ habitus, della vita privata  nella sua quotidianità, e lo spazio esterno e sconfinato che sta oltre. In un certo senso è proprio lì, in questa sorta di frontiera, di limen e nel suo aprirsi al resto del mondo, che si gioca il nostro rapporto oltre che con noi stessi e i nostri familiari, con la ricchezza e la varietà del mondo intorno a noi, oltre noi. Ogni sguardo incontra così, oltre il giardino, un paesaggio, e in questo incontro, al contempo lo ricrea e lo abbellisce. Quando visione e sentimento si muovono insieme, allora si forma una sorta di cortocircuito benefico tra bellezza e emozione, fra immagini e oggetti.

È ciò che emerge dai progetti e dai lavori di architetti,  designer, artisti, fotografi presenti nell’esposizione. Quando parliamo del giardino e di ciò che sta oltre ad esso, di paesaggio, natura, ambiente, ci riferiamo necessariamente ad un’immagine che noi stessi in qualche modo contribuiamo ad individuare, a trascegliere attraverso il nostro sguardo in una sorta di circolarità capace di suggerirci l’intreccio, in un certo senso indissolubile, della relazione estetica tra aspetti naturali e culturali. Di qui emerge forse la capacità di  re-imparare a guardare, guidati dall’intelligenza e dall’emozione, questo doppio movimento, affinché gli spazi che incontriamo di volta in volta diventino (dai giardini quasi edenici agli angoli delle nostre periferie urbane) non soltanto registrazioni della percezione, ma insieme luoghi della sensibilità (anche di quella pronta ad indignarsi e ad attivarsi per un cambiamento) e pure della memoria. Con un invito quindi aperto a viaggiare oltre che nello spazio, nel tempo, pensando al futuro, ma vivendo, sussumendo la “storia” stessa del nostro andare e stare.

                                                                                                                                Pierpaolo Luderin
                                                                                                                                  ESU di Venezia