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Intervista a Gillo Dorfles di Milena Bellomo |
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GD_Il fatto di aver autonomamente aderito ad una manifestazione come la Biennale di Architettura di Venezia con un proprio progetto dedicato al problema del giardino mi sembra un evento di indiscusso valore. In effetti il problema del giardino e degli spazi verdi intesi come parte integrante del tessuto edilizio metropolitano è da sempre uno dei più controversi delle vicende architettoniche.
MB_ Assistiamo oggi ad una rinascita di attenzione ed interesse nei confronti del giardino tanto come spazio verde quanto come concetto astratto di habitat sostenibile. Il sindaco di Londra ha recentemente dichiarato di voler creare nella capitale inglese oltre 2000 giardini pubblici, coltivabili anche a testimonianza della sensibilità all’aspetto economico oltre che ecologico con cui si guarda al giardino contemporaneo. Si può secondo lei, parlare di una ritrovata attualità-dopo le esperienze impressionistiche, paesaggistiche, anche secessioniste e liberty- del giardino nell’arte?
GD_ Intanto non dimentichiamo che Londra è sempre stata un modello per quello che riguarda l’interesse per il giardino, l’Italia purtroppo a parte pochi esempi (Boboli,..) è molto scarsa di giardini e quindi dovremmo imparare dall’estero. Certamente il giardino costituisce e non può non costituire una base per un mondo civile se si consideri l’architettura nonsoltanto dal punto di vista utilitaristico.
MB_ La casa rappresenta l’aspirazione dell’uomo e comprende anche il sogno di un giardino come elemento di collegamento tra lo spazio privato e il mondo esterno. Secondo lei il verde ha solamente un valore estetico o è rappresentativo di un valore più profondo?
GD_ Indubbiamente il verde è l’unico elemento vitale oltre a quello animale ed a quello umano: diciamo che fa parte dei tre regni della nostra Terra; quindi direi che è necessario un assoluto rispetto per il verde; non solo, ma bisognerebbe fare entrare il verde anche nelle case non solo fuori, ma anche dentro le case, cosa che è già stata fatta ad esempio in Olanda e altrove.
MB_Un tempo si parlava ancora di artisti e arte engagè, alla luce delle drammatiche conseguenze di una certa politica di cementificazione e depauperamento territoriali dovrebbero secondo lei gli artisti tornare ad essere politicamente impegnati in una direzione “verde”del termine come già un Beuys o un Hundertwasser lo erano stati 20-30 anni fa?
GD_ Credo che l’engagemant anche politico sia un obbligo per chiunque e quindi anche per gli artisti perché un buon governo dipende dal fatto che gli abitanti abbiano coscienza di cosa deve essere la politica. Non vedo perché un artista non debba avere un impegno sociale.
MB_ Secondo lei oggi in che rapporto vivono Natura ed architettura?
GD_ Direi che i grandi architetti si occupano molto di questo rapporto basta pensare a Renzo Piano che ha posto il suo studio in una posizione spettacolare proprio davanti al mare e facendo in modo che non fosse disturbato dal traffico e così molti altri architetti tengono molto conto del rapporto tra la loro architettura e la natura. Potrei dare molti esempi incominciando da Frank O’Gehry che ha messo accanto al suo famoso museo una sorta di una grande statua fatta di vegetazione
2 febbraio 2010
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