Global Garden & Art
oltre il giardino - un giardino globale
Ecologia creativa PDF Stampa E-mail
Scritto da Milena Bellomo - Carlo Damiani   
Quello fra “verde”, creatività e urbanistica è un dialogo utile,  ma anche esteticamente rilevante, come ci insegnano i più recenti – e fecondi – esperimenti contemporanei di

Architettura&Urbanistica: la facciata degli edifici si fa “verde”, luminosa, interattiva e pur sempre “sostenibile”, rispettosa dell'ambiente.

Quando il Giardino si fa architettura: il “green wall”, “giardino verticale”, diviene “pixel”, “graffito”, segno comunicativo e forum di un dialogo cittadino democratico e multietnico: queste sono anche le ultime frontiere del Giardino globale-locale nella città contemporanea.

 Un nuovo modo di considerare i giardini è quello di esplorare in quale maniera essi interagiscano con la vita pubblica, privata, urbana e con le istituzioni deputate a preservarlo, come fungano da filtro fra immaginario e reale, sempre in bilico fra un senso letterale ed un senso figurativo, nonché da compendio architettonico ed elemento urbanistico.

Il giardino verticale oltre che rendere più gradevoli le pareti degli edifici, svolge una funzione altamente ambietalistica e aldilà delle proprietà rigeneranti della fotosintesi sull’aria inquinata, le piante messe a dimora hanno un ruolo importante nella depurazione dell’ambiente.

San Francisco 2008

Che il “verde” nel tessuto urbano possa diventare parte integrante dell’edificio, andando a costituirne la copertura (tetto verde) o la facciata (green wall), in una osmosi fra organico ed inorganico, connubio fra vegetale ed architettonico, aggiungendo così agli evidenti vantaggi ecologici, un  autentico valore estetico, è comprovato dall'eccellente e recentissimo esempio del California Academy of Sciences di Renzo Piano, ultimato nel 2008 a San Francisco. Costruito secondo le più avanguardiste strategie di design sostenibile, l’edificio ruota attorno ad un ampio spazio espositivo, permeabile alla luce naturale e alle brezze provenienti dal mare: una piazza parzialmente coperta da una tensostruttura vetrata e due volumi sferici, uno opaco e l'altro trasparente permettono al museo di utilizzare un sistema di ventilazione e illuminazione naturale che consentono di escludere, per vaste aree dell’edificio, l’aria condizionata elettricamente e l’utilizzo di luce artificiale.

Renzo Piano ottenne la commissione per l’Academy con l'idea di un “tetto vivente” che si ritrova ora fedelmente realizzata nell'edificio finito.
Questo gesto sintetizzava l'idea di sollevare una porzione di parco,  sottoinserire l'Accademia con le sue varie aree funzionali e lasciare che la copertura vi si adagiasse sopra, creando così un paesaggio verde di colline e avvallamenti in quota.
Gli impianti dell’edificio si avvalgono di molteplici tecnologie che rispettano l'ambiente e riducono i consumi. Il sistema di riscaldamento radiante riduce i bisogni di energia del complesso fino al 10%, mentre il sistema di recupero del calore cattura e riutilizza l'energia prodotta dall'impianto. Il tetto verde isola termicamente l’opera riducendo i bisogni energetici per il condizionamento dell'aria.
Quando l'Accademia è stata inaugurata ha ricevuto il più alto punteggio da parte dello U.S. Green Building Council ed è divenuto il più grande edificio pubblico con la classificazione platino del LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) al mondo.

Il Giardino Planetario di Gilles Clément 2007

Fra i pensatori contemporanei, chi ha veramente fatto del giardinaggio non solo una professione, ma una vera e propria missione, a livello “planetario”, è il giardiniere-agronomo-paesaggista, professore e scrittore francese Gilles Clément: il “giardiniere-filosofo”.

Secondo Gilles Clément, il “Giardino Planetario”, paese senza frontiere e senza bandiera, senza bisogno di guerra, armato della sola volontà dei passeggeri della Terra, si presenta come un progetto generale che riguarda il giardino inteso tanto nella sua più modesta quanto nella sua più vasta dimensione, che ricopre lo spazio urbano e quello rurale, coinvolgendo la politica tanto nella più modesta quanto nella più estesa delle sue funzioni.

Per Clément il giardino non è solo un concetto pratico o sperimentale;  il giardino è un qualcosa che ci obbliga a riflettere, e dunque a ripensare, a rivedere molte delle nostre – errate – posizioni nei confronti dell’habitat che ci circonda.

Ecologia nell'Arte

L’ecologia come movimento politico e di pensiero è qualcosa di assolutamente nuovo nella storia dell’umanità, ma lo sono anche lo scempio perpetrato negli ultimi anni nei confronti della natura.

Non possiamo operare quindi senza coscienza delle conseguenze, in maniera miope ed opportunistica: con l’ecologia, per l’uomo, è iniziata l’era della “responsabilità”. Responsabilità nei confronti della natura certo, della biodiversità nell’ambiente che ci circonda, ma anche, e soprattutto, responsabilità nei confronti delle generazioni a venire, del futuro della nostra (oltre che di quella delle altre) specie.

Il giardino come “spazio mentale”  si presta alle più svariate ed antitetiche interpretazioni: nella pratica Zen, oggetto di contemplazione, pretesto per una ricerca interiore e trascendente diviene giardino metafisico e, paradossalmente, si fa “dry garden”, giardino “petroso”, litico, paradossale nel suo rigore astrattamente “sottrattivo” e metaforicamente pregnante (la pietra come metafora dell'acqua); mentre nella pratica artistica, nella visione “organica” e surrealisticamente cangiante di Gaudì diviene “giardino fantastico”, espressione spinta all'estremo della creatività vitalista e metamorfica, onnicomprensiva dell'artista.

Agri-tecture

Nell'ottica di una “spinoziana” Natura Naturans, una Natura vivente che ri-diviene continuamente se stessa, si inquadrano i fenomeni di riappropriazione – spontanea e silente, quando non addirittura attivamente promossa dall'uomo – da parte della Natura degli spazi pubblici dismessi o caduti in disuso.

Parliamo allora di agri-tecture , di verde pubblico che sposa un'architettura attenta, innovatrice, magari anche avveniristica.

New York – Manhattan 2009

Che il Giardino possa diventare un’oasi di pace, di ordine ed armonia ritrovate, in mezzo ad un universo magari caotico, anche in senso ontologico-esistenziale, ci viene confermato dal fatto che persino in megalopoli come New York, l’accudire un proprio - seppur improbabile – giardino, in mezzo al frastuono, al flusso inarrestabile cittadino dà indubbiamente conforto.

È sempre di New York (Manhattan)  poi l’ultima espressione innovativa in fatto di giardini pubblici ed urbanistica re-inventata: nel distretto del Meatpacking vede la luce infatti quella ch’è stata chiamata l’ultima scommessa ecologica della Grande Mela. Il miglio e mezzo di sopraelevata da anni ormai in disuso e in rovina nel distretto industriale, che era stato già ri-colonizzato da verde incolto e vegetazione selvatica, sta diventando ora (ad opera dello studio di architettura Diller & Scofidio) un’area di verde pubblico dalla sofisticata concezione.

Ispiratosi alla bellezza malinconica e ribelle di questa rovina postindustriale, là dove la natura è tornata a reclamare come proprio territorio quello che un tempo era un distretto vitale ed un’infrastruttura cruciale del tessuto urbano, il progetto di parco sopraelevato traduce la biodiversità che ha messo radici sulla pavimentazione dopo il disuso, in strisce sitospecifiche di microclima urbano che si snodano lungo la linea ferroviaria realizzando quello che lo stesso sindaco Bloomberg ha definito il parco più innovativo della città.